Gli orti urbani

Qualche settimane fa, andando a prendere la paglia di orzo bio, mi sono imbattuta in una visione spettacolare: quella degli orti sociali sorti nel Parco Etnografico di Rubano (Pd).

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Devo dire che sono bellissimi ed è obbligatorio fare i complimenti ai cittadini agricoltori che li tengono ordinati e puliti: si vede che sono gestiti con amore e passione.

Chi non l’avesse mai visitato, il Parco è un polmone verde con grandi prati e un bosco, un casone veneto adibito a museo etnografico, una fattoria didattica, un forno per il pane, un ristorante, un laghetto di oltre 10 ettari e per finire,  un’area per gli orti sociali: l’habitat naturale per una grande varietà di specie animali e vegetali.

E’ nato attorno ad una vecchia cava per l’estrazione di sabbia e si trova a pochi km dal centro di Padova, in un’area che è stata rinaturalizzata con interventi di rimboschimento e la creazione di una zona umida paludosa.

L’Osteria al Cason, all’interno del Parco,  offre l’opportunità di gustare piatti tipici della tradizione veneta preparati con prodotti biologici e a km zero.

Se desiderate passare una giornata immersi nel silenzio e nella natura, questo è un posto che merita una visita.

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Orto Sociale del Parco

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Recinto dei volatili

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Tipico Casone Veneto

Come è successo nel Parco etnografico, sempre più spesso vediamo comparire vicino alle città, o nelle immediate periferie, aree verdi che vengono coltivate da cittadini: sono i cosiddetti orti urbani, aree assegnate dai comuni tramite bando o semplice domanda a seconda della regione.

I coltivatori che si dedicano all’orto spesso sono pensionati, persone monoreddito o comunque appassionati agricoltori non professionisti che riunendosi in Associazioni ne fanno richiesta al loro comune.

Alla fine diventa un progetto vantaggioso per tutti: per i cittadini perché hanno a disposizione un terreno dove possono coltivare frutta e verdure fresche, per il Comune perché così facendo assegna terreni nelle zona urbane o extraurbane che altrimenti resterebbero incolti e magari anche abbandonati al degrado e acquista, così, anche visibilità e prestigio migliorando i rapporti con i propri abitanti.

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Orto Sociale del Parco

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Orto Sociale del Parco

Le aree assegnate a divenire orti urbani, trasformano le nostre periferie, rendendole polmoni verdi e zone dove si può venire educati a pratiche ambientali sostenibili, con un’agricoltura non intensiva e che rispetta i ritmi naturali di crescita di tutti.

Gli orti urbani diventano anche motivo di socialità e quindi luoghi dove stringere nuove amicizie; coltivando la terra si coltiva l’apertura nei confronti degli altri diversi da noi, si permette a chi magari è solo in città, di avere uno spazio dove condividere le gioie di un buon raccolto, ma anche i racconti della propria giornata che altrimenti sarebbe fatta solo di solitudine; fare giardinaggio insieme permette di coltivare rapporti anche tra adulti e bambini che si ritrovano a giocare nell’orto.

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Zona relax e conversazione dell’Orto

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Orto Sociale del Parco

Gli orti urbani hanno come protagonista il cittadino che li gestisce con l’obiettivo di renderli anche belli oltre che buoni; l’orto condiviso ci fa capire che la città si può vivere e costruire anche in altri modi.

Devo ricordare che gli orti urbani non sono tuttavia un’invenzione del nostro secolo, ma la loro storia comincia sicuramente a fine 800 con i Jardins Ouvries (Giardini Operai) promossi da Jules Lemire, prete e deputato riformista. Questi Jardins dovevano migliorare le condizioni di vita delle famiglie più modeste procurando loro autosufficienza alimentare. Nel 1945 in Francia si contavano più di 250.000 orti.

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Esempio di orto urbano – Parigi

mappa orti sociali a Parigi

Nel 1996, per celebrare il centenario della fondazione degli orti urbani, è stata creata una rosa Abate Lemire che si può ammirare nei Giardini dell’Eliseo e nell’Orto Botanico di Monaco.

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Rosa Abbe Lemire – dr. G. Mazza Scientific Photographer

Nel XIX secolo appaiono nel Regno Unito gli Orti Sociali come unica fonte di sostentamento per bisognosi e disoccupati; oggi in Gran Bretagna è popolare il movimento Grown your Own che invita i possessori di terreni abbandonati a metterli a disposizione dei cittadini.

Solo con le Guerre Mondiali approda in Italia il concetto di Orti Urbani in quanto la legge permetteva ai cittadini di coltivare qualsiasi cosa pur di aumentare la produzione alimentare; questi passeranno alla storia come gli Orti di Guerra.

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Orti di Guerra

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Nel Nord Europa o in Nord America il numero delle persone appassionate di orti è andato via via crescendo; negli USA per esempio l’orto in terrazzo è diventata una vera mania.

Il “rooftop gardening”, giardinaggio sul tetto, è sempre più una moda a New York, una metropoli che, grazie anche alla politica avviata negli ultimi anni dal sindaco Michael Bloomberg, è particolarmente attenta alla sostenibilità, alla cura delle aree verdi e alla riqualificazione cittadina. E’ proprio guardando NY dall’alto che si vedono gli orti più belli!

Il Brooklyn Grange è il tetto verde newyorkese più famoso: un imponente orto urbano, una vera  fattoria sopraelevata nata nel 2009 dall’idea di Ben Flanner e sviluppata con l’aiuto di agronomi, botanici, architetti, volontari e una ditta specializzata in costruzioni ecosostenibili.

Con oltre due ettari di tetto coltivati tra il Queens e Brooklyn, il Brooklyn Grange vende verdura sia ai ristoranti che nei mercati settimanali.

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Orti sui tetti NY

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Prodotti degli orti di NY

Lo sviluppo dell’attività agricola sui tetti delle città porta vantaggi all’intera comunità, deviando l’acqua piovana dal sistema fognario, riducendo le emissioni di gas serra e diminuendo il traffico dei trasporti su gomma, necessari per portare i prodotti agricoli dalle campagne.

In Italia gli orti urbani sono molto attivi ed estesi in Valle d’Aosta, in Friuli Venezia Giulia, in Veneto, in Emilia Romagna, ma mi verrebbe da dire che in confronto ai nostri amici citizen farmers in USA o nel Nord Europa, siamo solo all’inizio del percorso di trasformazione e riqualificazione delle nostre città.

Si stima che il numero di terreni portati via alle erbacce e trasformati in bellissimi orti crescerà ancora nei prossimi anni e noi non possiamo che augurarcelo ed essere felici!

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Buon orto a tutti!

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6 pensieri su “Gli orti urbani

  1. ne siamo tutti felici, ma purtroppo il loro fiorire è spesso inversamente proporzionale alla crescita economica, tanto quanto nell’800 torneremo a coltivare la terra non solo per piacere ma anche per necessità!

    • Simo, mi sa che quasi quasi hai ragione! se da un lato il fiorire di orti porta tantissime conseguenze positive, dall’altro c’è veramente il rischio che si torni ad una necessità dovuta a contingenze economiche disastrose. Speriamo e confidiamo che non sia il secondo caso, ma che ci sia data la possibilità ancora di fare le cose per passione! “La passione tinge dei propri colori tutto ciò che tocca.” (B. Gracián)

  2. Che bel blog, complimenti! Non ti conoscevo!
    Adoro l’orto e lo coltivo. Ci coltivo fiori da recidere, ortaggi ed aromatiche! Un po’ per me e la mia famiglia e un po’ per ammirarlo come se fosse una vera aiuola fiorita.
    Ciao Betti

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